Una promessa ……..

Ragazzi, promettete a Dio e al Papa: mai bullismo!

Il Papa chiude la giornata milanese a San Siro incontrando i giovani cresimati. Ai genitori: Giocate di pi con i vostri figli
AFP

Papa Francesco a San Siro

Pubblicato il 25/03/2017
Ultima modifica il 28/03/2017 alle ore 11:41
DOMENICO AGASSO JR
INVIATO A MILANO

Il suo non solo un appello, una richiesta di promessa al Signore e al Pontefice per sconfiggere questo fenomeno brutto. Papa Francesco chiede a gran voce ai giovani dell’Arcidiocesi di Milano: Per favore, non praticate il bullismo e impedite che avvenga!. Lo invoca nel tardo pomeriggio incontrando i ragazzi cresimati allo Stadio Giuseppe Meazza-San Siro, ultimo appuntamento della sua visita pastorale a Milano di oggi, 25 marzo 2017.

Accolto da una bolgia da stadio, appunto, degli 80mila presenti, il Pontefice risponde ad alcune domande poste da un cresimato, da una coppia di coniugi e una catechista.

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Il giovane chiede a Papa Bergoglio: Quando avevi la nostra et, che cosa ti ha aiutato a far crescere lamicizia con Ges?.

Francesco esordisce nella sua risposta sottolineando che Davide ha fatto una domanda molto semplice, a cui posso rispondere facilmente perch mi basta solo fare un po’ di memoria dei tempi nei quali avevo la vostra et.

Sono tre cose, ma con un filo che le unisce.
Innanzitutto i nonni: sono vecchi, di un’altra epoca, non hanno il telefonino, non sanno usare il pc, ma secondo voi – chiede ai ragazzi – I nonni possono aiutare a far crescere l’amicizia con Ges?. La risposta dei ragazzi un grande s. I nonni mi hanno parlato normalmente delle cose della vita. Un mio nonno era falegname, credente, e cos quando lo guardavo pensavo a Ges. L’altro nonno mi diceva: mai andare a letto senza dire una parola a Ges, dirGli buonanotte. Le nonne e la mamma del Papa mi hanno insegnato a pregare. Aggiunge e sottolinea: I nonni hanno la saggezza della vita, e loro con quella saggezza ci insegnano come andare pi vicino a Ges.
Papa Bergoglio ribadisce un consiglio: parlate con i nonni, ascoltateli, fate loro tutte le domande che volete, importante in questo tempo parlare con i nonni.

Poi, la seconda fonte della fede del Pontefice stato il gioco con gli amici: Giocare bene sentire la gioia del gioco, senza insultarsi, e pensare che cos giocava Ges. Ma vi domando: Ges giocava o no?. S. Ma era Dio… Giocava? S giocava, con gli altri. E a noi fa bene giocare con gli amici, perch quando il gioco pulito si impara a rispettare gli altri, a fare squadra e a lavorare tutti insieme, e questo ci unisce a Ges. Invece litigare con gli amici aiuta a a conoscere Ges?. No. E se uno litiga – normale litigare – poi chieda scusa, e finita la storia.

Terzo, la parrocchia e l’oratorio: Trovarmi con gli altri l: importante. A voi piace?. S. A voi piace andare a messa? C’ stato qualche no, ride il Papa.
Queste tre cose vi faranno crescere l’amicizia con Ges. Perch con queste tre cose si pregher di pi, e la preghiera quel filo che unisce le tre cose.

Il Pontefice ricorda anche che una persona fondamentale per la sua fede stato un sacerdote di queste zone, il lodigiano don Enrique Pozzoli.

Alla domanda della coppia di coniugi, Francesco replicaevidenziando che gli occhietti dei vostri figli via via memorizzano e leggono con il cuore come la fede una delle migliori eredit che avete ricevuto dai vostri genitori, dai vostri avi. Palesareloro come la fede ci aiuta ad andare avanti, ad affrontare tanti drammi che abbiamo, non con un atteggiamento pessimista ma fiducioso: questa, per Francesco, la migliore testimonianza che possiamo dare loro, perch, come dice un proverbio le parole se le porta il vento, ma quello che pratico, sulla scorta di quello che avviene a Buenos Aires: Dominguear, cio fare domenica passando pi tempo insieme con i propri figli, per esempio andando prima a messa e poi in un parco. La fede si vive in un ambiente di famiglia che promuove la gratuit, il passare il tempo insieme. Questo non richiede soldi, al contrario, linvito a benedire lo stare insieme, che una cosa bella. Ci possono mancare tante cose, per siamo uniti e questo un insegnamento molto bello che possiamo fare. Moltigenitori devono lavorare anche il giorno festivo, e questo brutto, rileva con amarezza e tristezza ilPapa.

 

Poi aggiunge: Non c festa senza solidariet, come non c solidariet senza festa; e racconta nuovamente lepisodio della mamma che invita i suoi bambini a condividere le cotolette alla milanese (qui scatta una risata) con il povero che bussa alla porta.
Francesco esorta poi a gran voce i genitori a giocare con i propri figli. Lo dice nel passaggio del dialogo tra il Papa e i fedeli dedicato alla frenesia della vita: I genitori in questi tempi non possono, o hanno perso labitudine di giocare con i figli, di perdere tempo con i figli. Un pap una volta mi ha detto: Padre, quando io parto per andare al lavoro, ancora stanno a letto, e quando torno la sera tardi gi sono a letto. Li vedo soltanto nei giorni festivi. brutto! questa vita ci toglie lumanit. Un’altra raccomandazione: Non dimenticatevi: quando voi litigate i bambini soffrono e non crescono nella fede.

Alla catechista che chiede: Quali consigli pu darci per aprirci all’ascolto e al dialogo suggerisce un’educazione basata sul pensare-sentire-fare. Cio uneducazione con lintelletto, con il cuore e con le mani. Occorre educare allarmonia dei tre linguaggi al punto che i giovani, i ragazzi e le ragazze possano pensare quello che sentono e fanno, sentire quello che pensano e fanno, e fare quello che pensano e sentono.

 

E a proposito di educazione, il Pontefice racconta che una volta in una scuola cera un alunno che era un fenomeno a giocare a calcio e un disastro nella condotta in classe. Una regola che gli avevano dato era che se non si comportava bene doveva lasciare il calcio. Dato che continu a comportarsi male rimase due mesi senza giocare, e questo peggior le cose. Un giorno lallenatore parl con la direttrice e le chiese che il ragazzo potesse riprendere a giocare. Lo mise come capitano della squadra. Allora si sent considerato, sent che poteva dare il meglio di s e cominci non solo a comportarsi meglio, ma a migliorare tutto il rendimento. Questo mi sembra molto importante nelleducazione. Perch tra i nostri studenti ce ne sono alcuni che sono portati per lo sport e non tanto per le scienze e altri riescono meglio nellarte piuttosto che nella matematica e altri nella filosofia pi che nello sport. Un buon maestro, educatore o allenatore sa stimolare le buone qualit dei suoi allievi e non trascurare le altre.

E a conclusione del suo discorso, si sofferma su questo fenomeno brutto: il bullismo. Ragazzi – domanda suggerendo un esame di coscienza – nella vostra scuola, quartiere c’ qualcuno a cui voi fate beffa, che prendete in giro perch ha qualche difetto? E a voi piace farlo vergognare e picchiarlo per questo? Questo si chiama bullismo. Il tono del Papa diventa particolarmente severo: Per il sacramento della santa cresima fate la promessa al Signore che mai praticherete il bullismo e che mai permetterete che si faccia nella vostra scuola o quartiere? Lo promettete? Mai prendere in giro, farsi beffa di un compagno di scuola, di quartiere. Promettete questo oggi?. La risposta dello stadio un forte S, ma a Francesco non basta, il Papa non contento. Allora la risposta affermativa dei ragazzi cresce ulteriormente di volume, e cos ora avete detto s al Papa, che aggiunge: In silenzio pensate che cosa brutta il bullismo, e pensate se siete davvero in grado di prometterlo a Ges

articolo facebook by celpp

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