Italia. Primo bambino salvato grazie ad un doppio trapianto

Un doppio trapianto, di fegato e midollo, per salvare un bambino di otto anni affetto da una rara sindrome. L’eccezionale intervento è stato effettuato, per la prima volta in Italia, e tra le prime al mondo, presso la Città della Salute di Torino. L’unico precedente nel 2000 a Londra. Il piccolo paziente, venezuelano, sta bene e tra qualche mese potrà tornare alla sua vita normale.

Andrea – nome di fantasia – è arrivato con i genitori in Italia nella primavera del 2014, supportato dalla Cooperazione sanitaria Atmo, l’Associazione per il Trapianto di Midollo Osseo, in contatto con la Fundacion para el Transplante de Medula Osea del Venezuela. Affetto da una grave forma di immunodeficienza, la sindrome di Iper-Ig M, rischiava di morire per un raffreddore. Proprio questa incapacità di difendersi ha esposto il bimbo ad una infezione particolare, da Cryptosporidium parvum, che ha una particolare predilezione per il fegato. Solo un trapianto di cellule staminali può correggere il grave difetto immunologico, ma il fegato era ormai compromesso.

“Bisognava procedere prima al trapianto di fegato, perché altrimenti non avrebbe potuto essere sottoposto alla terapia chemioterapica che precede il trattamento con le staminali”, spiega la dottoressa Franca Fagioli, che dirige il Centro Trapianti dell’ospedale Infantile Regina Margherita.

Nell’ottobre 2014 il piccolo viene messo in lista d’attesa per il fegato, che gli viene trapiantato dopo cinque mesi, a marzo, dall’equipe medica del Centro Trapianto di Fegato dell’ospedale Molinette diretta dal professor Mauro Salizzoni.

Per affrontare il secondo percorso, quello del trapianto delle staminali, con un organo nuovo e ben funzionante, dopo pochi giorni di regime intensivo viene trasferito al Regina Margherita. E, un mese dopo, viene sottoposto a trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche midollari. Il donatore è una donna americana compatibile.

Dopo un inevitabile periodo di isolamento, per l’importante immunosoppressione, “il bimbo ora sta bene”, spiega la dottoressa Fagioli. “I suoi genitori erano disperati – aggiunge – oggi il loro figlio ha ripreso gran parte della sua quotidianità. E tra qualche mese potrà tornare ad una vita normalissima”.

FONTE: (ANSA)

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