I benefici della pet therapy e della logopedia

Nell’ambito della riabilitazione foniatrica, così come in quella neuromotoria, si assiste ormai da diverso tempo ad un viraggio dell’approccio terapeutico, proteso a considerare il paziente non più una sola entità patologica, relegata all’alterazione di un organo o di un sistema, ben sì un’entità globale da valutare nella sua complessità, considerandolo inserito nella propria realtà. Si tende, cioè a “ricompattare” l’individuo che sta dietro alla singola lesione logopedia e/o psicomotoria, a valutarne il livello maturativo raggiunto e a stimolarne le relative tappe evolutive dello sviluppo linguistico. Per raggiungere questo obiettivo si cerca di adottare tutti quei metodi, definiti alternativi o coadiuvanti una terapia elettiva che, aggiunti al trattamento logopedico convenzionale, possono coinvolgere maggiormente il paziente, stimolarne la partecipazione attiva e quindi ridurre i tempi del trattamento convenzionale stesso; il paziente viene coinvolto fino ad entrare a far parte della terapia, ad accettarla e addirittura ricercarla, sentendosi entità attiva della riabilitazione e non “succube” di un trattamento ripetitivo.

Inizialmente mi sono stupita quando facendo delle ricerche su internet ho trovato che la pet therapy ha avuto notevoli risultati come metodica alternativa e ausiliare nella riabilitazione foniatrica. Per questo mi sono interessata a ricercarne le motivazioni, di seguito descritte.

Com’è noto la funzione verbale e la strutturazione psicomotoria sono strettamente connesse; il corretto controllo del tono e della coordinazione muscolare sono fondamentali sia nelle tappe evolutive dello sviluppo della parola che della complessa organizzazione psicomotoria dell’infante. In condizioni patologiche, l’applicazione di sedute di pet therapy preliminari al trattamento neuroriabilitativo tradizionale può essere ritenuta un importante ausilio terapeutico; sotto il profilo squisitamente neurofisiologico la pet therapy determina, grazie al contatto diretto con l’animale, una ripetitività di stimoli sensoriali e sensitivi che inducono, attraverso i gesti, la fissazione di engrammi a livello centrale. La spinta emozionale, insita nel contatto con il pet, determina un potenziamento di concentrazione nelle attività prassiche, che si concretizza con un miglior coordinamento della motilità.

Anche nel caso di pazienti affetti da dislalia, così come in altre patologie psicomotorie, il trattamento con gli animali induce un potenziamento della coscienza del Sé corporeo, con relativo incremento dell’autostima; ciò risulta in associazione ad un notevole incremento della partecipazione relazionale al trattamento logopedico standard.

La pet therapy contiene implicitamente un imprinting ludico di non secondaria entità, che permette di accettare meglio la seduta logopedia. Inevitabilmente, durante le sedute di pet therapy, si crea un rapporto a tre: animale-paziente-terapista; si costituisce, così una nuova dinamica interna al rapporto riabilitativo: il soggetto, da passivo e fruitore dell’intervento, diventa soggetto attivo nel rapporto diretto con il terapista, che assume un ruolo mediatico tra le due figure durante il trattamento con l’animale.

In conclusione quindi il complesso di interazioni, che la presenza di un animale domestico scatena nel paziente, indica una nuova strada di sviluppo per raggiungere l’accettazione da parte del paziente del trattamento riabilitativo in senso lato, e logopedico in particolare.

FONTE: (lallalogos.it)

 

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