Il potenziamento cognitivo

Percepire, comprendere, sintetizzare e valutare informazioni provenienti dall’ambiente rappresentano un complesso di abilità e competenze utili a garantire forme di adattamento e di apprendimento sempre più evolute, nonché la possibilità di prevedere e controllare le numerose variabili che intervengono e interagiscono durante la realizzazione di comportamenti complessi da parte di ognuno, volti al raggiungimento di determinati obiettivi e al soddisfacimento dei propri bisogni. Le abilità cognitive rappresentano l’insieme dei processi e attività mentali come il problemsolving, il ragionamento, il pensiero, le capacità deduttive, che coordinano le nostre conoscenze, ovvero le rappresentazioni mentali di principi, procedure e teorie di un insieme di saperi dominio-specifici, in grado di favorire l’acquisizione di maggiori capacità adattive (E. Gagliardini, Abilità cognitive, 2014). Con il potenziamento cognitivo andiamo ad implementare le funzioni esecutive utili a garantire efficienza e stabilità ai processi di pianificazione, controllo e coordinazione delle abilità mentali. Potremmo definire il potenziamento cognitivo come creazione di nuove memorie, nuove attività mentali il cui scopo principale è l’attivazione di schemi neurali che più frequentemente vengono attivati e stimolati maggiore sarà la possibilità di diventare schemi stabili di comportamento. A tal proposito va riportato il concetto di “plasticità neurale” ( Lurija, 1973; Bernstein, 1966; Vygotskij, 1992; Gardener, 1987; Berlucchi e Buchtel, 2009; e altri) in base al quale il cervello può essere in grado, in seguito all’esercizio e all’esperienza, di modificare proprie funzioni e strutture, vicariando e compensando abilità assenti, compromesse o disfunzionali attraverso una riprogrammazione di reti neurali deputate all’assolvimento di specifiche abilità, per garantire al soggetto l’adeguato supporto necessario allo svolgimento di compiti di varia natura. L’impianto teorico di riferimento che guida la realizzazione del potenziamento cognitivo è quello della psicologia cognitiva e dei suoi studi sui processi mentali a cui si lega nello svolgimento dei compiti la psicologia relazionale, tale connubio porta all’idea di D. Siegel di una mente relazionale, cioè a dire che nella creazione di nuovi schemi neurali è fondamentale la relazione terapeutica, la possibilità di creare uno spazio emotivo adeguato per una maggiore acquisizione di apprendimenti; empatia, accoglienza, fiducia e sostegno fanno da supporto emotivo a tutta una serie di esercizi di apprendimento che altrimenti risulterebbero freddi e quindi poco interessanti; esercizi finalizzati al recupero e al potenziamento di processi e abilità mentali quali la percezione, il pensiero, l’apprendimento, il ragionamento, la memoria, l’attenzione, la cognizione numerica e la risoluzione di problemi. La possibilità di prevedere delle abilità e competenze che in seguito alla pratica e all’esercizio si automatizzano riducendo l’investimento di risorse cognitive necessarie ai meccanismi di analisi e codifica delle informazioni esterne, oltre all’idea di una possibile modificabilità dei sistemi di pensiero nonché delle strutture ad esso deputate permettono di integrare ai paradigmi teorici di cui sopra il concetto di intelligenza elaborato da Feuerstein ( Feuerstein, Jackson e Lewis, 1998), secondo cui l’insieme di abilità cognitive non è innato, né statico, ma può essere sviluppato e potenziato secondo i principi della plasticità delle strutture cerebrali favorendo la creazione di nuove forme di ragionamento, di elaborazioni di pensiero, di analisi, organizzazione e selezione dei dati.

Dott.ssa Angela Restivo

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